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Gioco interpretativo. Durata 30-40 minuti. Da 3 a 8 giocatori. Qwein: 02/06/2006©
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VESPASIANO |
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Vespasiano è un gioco semplice adatto anche a un numero elevato di giocatori, e si presta a una mezz’oretta di gioco. Ci troviamo vicino imponenti terme dell’antica Roma, e a pochi passi dal palazzo dell’omonimo Imperatore, un gruppo di colti cittadini romani, si intrattiene nel punto di ritrovo tipico… Quale? Ma il gabinetto naturalmente, in quale altro posto si può amabilmente conversare se non sulla tazza pubblica? Ovviamente per rendere più interessante la conversazione gli avventori, i nostri gagliardi cittadini dell’Urbe scommettono come d’uso all’epoca qualche sesterzio. Il gioco, da 4 a più giocatori. Materiali necessari 3d6 (tre comuni dadi a sei facce), matita e fogli di carta. Ufficialmente viene deciso che in quella mattinata dedita alle evacuazioni, non verranno scommessi più di 100 sesterzi. Al termine di questo piacevole incontro, qualcuno avrà guadagnato, altri ci avranno rimesso e il caso di dire perfino le mutande. Il gioco prevede che ogni giocatore dichiari un numero tra 3 e 18, segnandosi su un foglio il numero scelto, successivamente vengono lanciati 3 dadi, non importa chi li lancia. Parte per primo colui che ha il numero più lontano dal totale dei tre dadi sommati. In caso di parità si ripeterà la procedura. Stabilito il primo narratore, il giocatore alla sua destra diventa l’inquisitore, colui che lo vuole mettere in difficoltà. L’inquisitore lancia 3d6 sommandone il risultato con la tabelle sottostante, ottenendo una lettera (alcune lettere sono omesse volutamente o per lo scarso uso di parole adatte o per la difficoltà). Ora potrà scegliere una parola anche particolarmente complessa (purchè adatta al contesto storico – un televisore non esisteva ai tempi dei romani) che cominci con la lettera uscita. 3=A 4=B 5=C 6=D 7=E 8=F 9=G 10=L 11=M 12=O 13=P 14=R 15=S 16=T 17=U 18=V Ottenuta la parola, il narratore ora deve creare una storia, un discorso credibile che contenga almeno tre volte la parola citata senza essere pedante, o ripetere la frase senza un proprio significato. Al termine dell’esposizione il gruppo seduto sulla tazza pubblica, voterà il racconto conpollice alzato o verso. Se a maggioranza sarà risultato negativo, verranno persi 10 sesterzi. Se a maggioranza sarà positivo si guadagneranno 10 sesterzi. L’inquisitore diventa ora il narratore e il giocatore alla sua destra l’inquisitore. Visto il periodo e contesto storico, durante la narrazione ogni parola palesemente tecnologicamente impossibile comporterà la perdita di 2 sesterzi. Per palesemente si intende non la possibile contestazione se usassero o meno le staffe, ma proprio cose impossibili, come auto, motociclette, televisori, non attacchiamoci al discorso il mais e il pomodoro li portò Colombo dalle americhe. Questo svilirebbe il gioco. Fatto il primo giro tornando cioè al primo narratore, si eseguirà il secondo giro, ripetendo il lancio dei dadi per scoprire chi sarà il narratore di turno e l’inquisitore alla sua destra, con la differenza che difetti o pregi nella narrazione ora costeranno 20 sesterzi. Si susseguiranno più giri e ad ognuno di questi si aumenterà di 10 sesterzi. Il gioco termina quando uno qualsiasi degli avventori termina arrivando a zero i 100 sesterzi iniziali. Vincitore colui che avrà più sesterzi, che usando una comune spugna imbevuta completa i suoi bisogni e se ne va.
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